Il Ju jitsu

Cenni storici sul Ju Jitsu

 

Nell’epoca feudale, per tutto il periodo del medioevo giapponese, che durò molto più a lungo che in Occidente, la definizione di “Ju-Jitsu” (l’arte, la tecnica dell’adattabilità, della cedevolezza) si attribuiva genericamente alla forma di combattimento a mani nude – in alcuni casi con armi – praticata all’interno di una moltitudine di Ryu (le scuole di arti marziali) disseminate per il Giappone. In pratica il Ju Jitsu serviva al Bushi, o meglio al Samurai, per giungere all’annientamento fisico dell’avversario senza l’uso di armi. Questo metodo di combattimento si aggiungeva a quelli riguardanti le armi specifiche, tra cui il Ken-Jutsu (l’Arte della Sciabola) che prese ad avere una parte predominante nell’addestramento del Bushi e dei Samurai, in particolare a partire dal X secolo. In origine il Ju Jitsu era dunque un’arte, o tecnica, per rendere inoffensivo ed eliminare uno o più avversari. Alla fine del XIX secolo, con il progresso e la diffusione delle armi da fuoco, lo studio e la pratica del Ju Jitsu persero in larga parte importanza ed effettiva utilità, e così i Ryu persero i Rysha. Molti Sensei morirono senza poter lasciare a nessun discepolo il loro sapere; il Ju Jitsu stava scomparendo.
Per fortuna parecchi Ryu sopravvissero a quest’oscuro periodo e riuscirono a imprimere al Ju Jitsu uno spirito nuovo, di studio per la tradizione e la vita, abbinando concetti filosofici di prosperità e di pace e combattendo il concetto di violenza e di morte. Il Ju Jitsu, insomma, si rigenerò tornando a essere apprezzato come disciplina non solo marziale ma di vita, in senso morale ed etico, ritrovando quei valori che si erano persi nel tempo.

Il Ju Jitsu moderno: il metodo Dai-Ki Dojo

 

Il Ju jitsu praticato alla Dai-Ki Dojo consiste in una continua sintesi e rielaborazione di tecniche tradizionali e moderne, delle metodiche più aggiornate nel campo della scienza dell’allenamento, delle molteplici interpretazioni sportive della disciplina nel mondo e dell’esperienza maturata in discipline affini. Rivestono indubbiamente una grande importanza tecnica, quali elementi costitutivi del Ju Jitsu originale, tutte le tecniche di controllo, di proiezione, di colpo o percussione, di strangolamento, leva articolare e di immobilizzazione. Il tutto è studiato in forma di principio ed applicazione secondo un’impostazione didattica originale, un vero e proprio “metodo Dai-Ki Dojo”, che si adatta al praticante e lo guida “passo dopo passo” alla scoperta delle proprie potenzialita’ e del Ju jitsu in tutte le sue forme. In tale ottica si sviluppano percorsi formativi differenziati secondo le caratteristiche del praticante, dai bambini ai ragazzi agli adulti, che si diramano attraverso la pratica sportiva del Ju Jitsu (Duo System, Fighting System e Ne Waza), la Difesa Personale, e la pratica tecnica tradizionale e l’applicazione. Il Ju Jitsu praticato alla Dai-Ki Dojo risulta essere una materia molto vasta, frutto del congiungimento di diverse e numerose “vie”, che sin dall’inizio affascina il neofita e che si protrae nel tempo all’infinita ricerca della perfezione tecnica.

 

Il Ju Jitsu sportivo

 

Il Fighting System: il combattimento completo

 

Questa disciplina, regolata nel mondo dalla Ju Jitsu International Federetion (JJIF), vanta la partecipazione di oltre 60 nazioni nel Mondo e prevede l’organizzazione di Mondiali, nonché di vari titoli Continentali con cadenza Biennale oltre ad essere una delle discipline inserite nei World Games (Sport Accord-Cio) e nei recenti Sport Accord Combat Games, piccole olimpiadi degli sport da combattimento.

Il Fighting System è un combattimento che si svolge sul Tatami tra due atleti che indossano solamente il judogi, protezioni paratibia e, per facilitare tutte le fasi del combattimento, protezioni alle mani sottili ed aperte, in modo da effettuare al meglio le prese sia nella lotta in piedi che in quella a terra. All’inizio del combattimento, gli atleti si affrontano con atemi (colpi a distanza di calcio o pugno) in quella che viene definita Prima Fase, sino a quando uno dei due atleti effettua una presa sul judogi dell’avversario passando alla Seconda Fase. Una volta che un atleta sceglie e riesce ad afferrare il suo avversario è vietato sferrare alcun colpo, fin tanto che persiste una qualsiasi presa. Nella Seconda Fase l’obiettivo di ciascun atleta diventa effettuare una proiezione dell’avversario utilizzando tecniche opportune (Nage-Waza). Una volta che uno dei due contendenti ha effettuato una proiezione dell’avversario o entrambi finiscono a terra, il combattimento continua nella Terza Fase in cui l’obiettivo è immobilizzare l’avversario al suolo (osae-komi) o costringerlo alla resa tramite leve (kansezu-waza) o strangolamenti (shime-waza).

La vittoria viene assegnata all’atleta che ha conseguito il miglior punteggio allo scadere del tempo oppure per superiorità tecnica di uno dei due atleti, ovvero colui che riesca ad ottenere almeno un Ippon sia in Prima che in Seconda che in Terza Fase, infliggendo all’avversario una tecnica perfetta sia nel combattimento a distanza, sia in quello corpo a corpo e sia in quello a terra. In questa circostanza l’atleta avrà dimostrato di essere superiore tecnicamente al proprio avversario in ogni situazione, obbiettivo massimo del JuJitsu: pertanto avrà vinto prima del termine. Questa regola anima particolarmente le sfide, conferendo a questo sport ancora maggior studio della tattica di gara.

 

Il Duo System: l’espressione tecnica del Ju Jitsu

 

Il Duo System è una disciplina tecnico-dimostrativa nella quale ad affrontarsi sono due coppie di atleti, impegnati a mostrare ad una commissione arbitrale tutta la propria arte tecnica nel Ju jitsu. Le coppie, suddivise in categorie maschili, femminili e miste, eseguono differenti tecniche precedentemente accordate al fine di dimostrare l’efficacia e l’eleganza del proprio Ju jitsu e quindi di prevalere sull’altra coppia.

Le coppie preparano le difese nel proprio dojo, basandosi su un totale di 20 attacchi accordati dalla JJIF e suddivisi in quattro gruppi principali: prese al corpo, prese in avvolgimento, colpi e percussioni ed attacchi armati. Gli arbitri valuteranno, secondo i criteri stabiliti dalla JJIF, l’efficacia, la determinazione, la pulizia e la velocità con cui verranno effettuate le tecniche.

Ogni coppia eseguirà durante un incontro, tre tecniche per ogni gruppo di attacchi, che verranno estratte sul luogo ed annunciate agli atleti, i quali dovranno dimostrare prontezza e buona memoria nell’eseguire al meglio le tecniche. I punteggi attribuiti dalla commissione per ogni serie di tecniche determinera’ al termine dell’incontro la superiorita’ tecnica di una coppia sull’altra.

L’eleganza, la spettacolarita’ e la velocita’ che questa disciplina e’ in grado di esprimere attraverso gli atleti ricalca esattamente le caratteristiche del Ju Jitsu, rendendola estremamente interessante vuoi per il neofita quanto per il praticante esperto.

 

 Il Ne waza Ju jitsu: l’evoluzione della lotta al suolo

 

Partendo dallo studio e dall’elaborazione di un particolare settore del Ju jitsu, le tecniche di lotta al suolo – in giapponese Ne waza -, attraverso l’evoluzione data da grandi maestri e discipline, dal Giappone al Brasile, la lotta al suolo sportiva si e’ sviluppata e diffusa in tutto il mondo ed oggi viene proposta nel panorama internazionale del Ju jitsu sportivo.

Gli atleti, adoperando tecniche di combattimento di proiezione, strangolamento e di lussazione articolare a tutti i distretti del corpo, regolati da un sistema di punti assegnati per ciascuna azione tecnica, mireranno, come in una partita a scacchi, ad ottenere la sottomissione tecnica dell’avversario.

In ciascuna di queste discipline gli atleti dovranno essere dotati di ottime qualita’ tecniche nonche’ di una perfetta preparazione atletica, aiutando di conseguenza lo sviluppo del giovane come dell’atleta maturo nella visione della pratica marziale come crescita della fatidica “mens sana in corpore sano”.